Archive for Giugno, 2008

traslocando

Giugno 30th, 2008 | Category: life in dublin

..dopo un anno a Dublino, è giunto il momento di cambiare casa.
Nel cambio abbiamo perso una camera da letto, la cucina abitabile, e 50 euro al mese.
Ma sfanculare DublinBus andare al lavoro a piedi? Priceless.

Sabato abbiamo affittato un’auto, e già al secondo dei sei viaggi necessari per spostare la nostra robbba abbiamo capito che avremmo dovuto noleggiare un furgone. Di seguito un’immagine della disperazione di Moglie mentre contempla tutto ciò che dovremo mettere in ordine nei prossimi mesi.

trasloco-small.jpg

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praga

Giugno 23rd, 2008 | Category: in giro, Foto

Di ritorno dall’Ammeriga, una breve e meritata vacanza a Praga..
Clickate sulla foto per vedere la galleria su Flickr :-)

praga-mini.jpg

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Aer Sbirulingus

Giugno 16th, 2008 | Category: ammeriga, eccheculo

Come avete potuto vedere nei precedednti post in tempo reale, il volo Aer Limpus che doveva riportarci a Dublino da Washington DC è stato annullato per “cause tecniche”. Secondo istruzioni, abbiamo provato a chiamare il numero del Customer Service 1-800-IRISHAIR; dopo esserci sentiti ripetere per 55 minuti che la nostra chiamata era molto importante, abbiamo desistito e ci siamo recati in aeroporto. Qui un’allegra brigata di giovincelli, travestiti da dipendenti Aer Fintus, tra frizzi e lazzi ci hanno comunicato che le alternative disponibili erano:
1. venire dirottati su volo Airrr Frrrance per Parrrigi, indi su volo Aer Petus per Dublino
2. attendere il successivo volo diretto di Aer Ridiculus, dopo 2 (due) giorni

Scegliamo l’opzione 1, e veniamo frizzelazzemente invitati ad attendere un paio d’ore che apra il check-in di Airrr Frrrance. Nell’aeroporto di Washington - Dulles non esistono sale d’attesa prima del controllo di sicurezza, quindi estorco ai giovincelli di Aer Petus un disruption voucher da 10$ che converto prontamente in the freddo e cheese cake presso una tavola calda.

voucher.jpg cheese-cake.jpg

Così rifocillati, affrontiamo le 2 ore di coda ai banchi Airrr Frrrance; arrivato il nostro turno, una simpatica (..) ostessa transalpina ci bolla come “clienti Aerrrlingùs” e ci dice di parlare “con la signora al banco là in fondo”. Arriviamo al “banco in fondo”, dove nel frattempo si è formata un’altra coda di sfigati clienti Aerrrlingùs come noi; i simpatici (….) addetti ci maltrattano un po’, e poi ci rispediscono ad un altro banco Airrr Frrrance, dove finalmente si convincono a prenderci in considerazione. La simpatica (……) addetta di turno inizia a pigiare freneticamente sul terminale (un dito alla volta), e borbotta qualcosa sul fatto che c’è un solo posto a sedere (siamo in sei). Alcuni di noi comiciano ad organizzare i turni per sedersi, qualcun altro viene colto da crisi isterica, al che la signorina ci rimbrotta dicendo che “ci stiamo preoccupando troppo”. Borbotta ulteriormente che essendo in sei “ci vorrà un po’”, e prova a dirottarci ulteriormente verso un altro banco per “accelerare la pratica”, ma ci rifiutiamo. Finalmente riusciamo ad ottenere tutti e 6 i posti a sedere, e impugnate le carte d’imbarco ci avviamo verso un’ulteriore fila, stavolta per i controlli di sicurezza.
Dopo sei traballanti ore di volo, champagne e cabernet sauvignon (alla Airrr Frrrance sono signori) e sei fusi orari dopo, a mezzogiorno arrivamo a Parrrigi; ci viene detto che dobbiamo uscire e fare nuovamente il check-in. Dopo due ore e mezzo di fila al banco della Aer Pus, ripetiamo la nostra storia all’ennesimo addetto, il quale fa l’ennesima ricerca sul terminale e ci comunica molto affranto che non c’è posto per noi sull’aereo, in quanto sembrerebbe che i buontemponi a Washington abbiano “dimenticato” di prenotare i posti; tra l’altro di Aer Fognus ci sono solo i cartelli, il personale è in prestito da Airrr Frrrance e a Parigi non c’è nemmeno un rappresentante della compagnia. Ci invitano ad aspettare che tutti i passeggeri terminino il check-in nella speranza che qualcuno non si presenti, altrimenti “sicuramente” ci sarà posto nel volo delle 21:30. Approfittiamo di questa ora per rilassarci nella lussuosa business lounge:

paris-lounge.jpg

Incredibilmente, alla fine ci comunicano che i posti ci sono. Corsa finale attraverso scale mobili, tapirulàn e controlli di sicurezza, e facciamo appena in tempo a balzare sull’aeromobile in partenza.
Un altro po’ di traballìo, niente champagne e panini a pagamento, vedo la pioggia spalmarsi sull’oblò.
Back in Dublin.

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friday the 13th - 2

Giugno 13th, 2008 | Category: ammeriga, eccheculo

FLIGHT CANCELLED FLIGHT EI118 FOR FRIDAY JUN 13TH IS CANCELED. PLEASE CALL 1-800-IRISHAIR FOR REBOOKING INFORMATION.

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friday the 13th

Giugno 13th, 2008 | Category: ammeriga, eccheculo

On Fri, Jun 13, 2008 at 10:25 AM, AERTIPS <AERTIPS@aerlingus.com> wrote:

Dear Customer,

 

Thank you for choosing to travel with Aer Lingus this evening. 

 

Regrettably, we want to inform you that flight EI118 scheduled to depart IAD at 7:10pm has a significant delay at this time.

 

  We sincerely apologize for all inconvenience and appreciate your patience and understanding.

 

Thank you,


Customer Care

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the land of freedom

Giugno 12th, 2008 | Category: ammeriga, cartelli

s.t.

Giugno 09th, 2008 | Category: ammeriga

the heath wave

Giugno 09th, 2008 | Category: ammeriga, chetempochefa, in giro

heath-wave.jpg

Dopo la tempesta, è arrivata l’ondata anomala di caldo.

Ieri 36 gradi al 94% di umidità; riemergere dalla metropolitana sul National Mall di Wasington D.C. è stato come entrare in un bagno turco. Mi sono rifugiato per un paio d’ore nell’Air and Space Museum, e poi nell’adiacente Museum of the American Indian (e io che pensavo che la dizione politicamente corretta fosse Native American). Quando il sole si è abbassato mi sono azzardato a camminare fino ai giardini del Campidoglio; le strade deserte costeggiate da edifici mastodontici contribuivano ad una sensazione di straniamento amplificata dalla calura estrema.
Ho invertito la direzione e mi sono avviato verso il fallico monumento a Washington, ma all’altezza della Settima Strada ho deviato verso Chinatown, attirato dall’aria condizionata, e dai colleghi che si stavano dando ai cocktails.
La serata è passata con un mojito, una deludente cena a base di tapas, e un lungo bagno caldo in albergo.
Quasi non ho avvertito la transizione tra la vasca da bagno e la camera d’albergo, dato che dal giorno dei temporali l’aria condizionata ha smesso di funzionare -ottimo tempismo.

Stamattina la situazione era peggiorata: la temperatura è aumentata ancora, l’aria condizionata ancora non funziona, e per tutto il giorno alla concierge c’è stata una fila di gente sudata che si lamentava; la direzione sembra non essere in grado di affrontare la crisi, molti clienti se ne stanno andando mentre loro continuano a dare orari di risoluzione che immancabilmente slittano in avanti. L’ultimo pronostico che ho sentito è per mezzanotte; sono pessimista.
Come se non bastasse, oggi siamo stati avvisati che la carta di credito aziendale con la quale è stato pagato il nostro soggiorno a quanto pare ha superato il limite di spesa, quindi c’è l’eventualità che passeremo i prossimi 6 anni a lavare i piatti al Marriot Fair Oaks.

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Fairfax, Virginia - day 3

Giugno 05th, 2008 | Category: ammeriga, in giro

Note sparse.

Sulla prima pagina di USA Today di oggi le due principali notizie sono
1. Obama ipoteca la nomination democratica
2. per la prima volta in 16 anni, il veicolo più venduto negli USA non è un pickup ma un’auto (per la precisione la Honda Civic).

In ufficio il mercoledi è Donuts Day, partecipiamo a questo rito calorico sentendoci tutti un po’ più Homer.

All’insegna della grandiosità ammerigana, si passa da sole e venticinque gradi ad una subitanea thunderstorm, che fa andar via la luce, distrugge il cristallo della porta girevole all’ingresso dell’ufficio, riempie le strade di rami spezzati e soprattutto costituisce un’ottima scusa per smettere di lavorare e scendere al pianterreno a godersi il vento, la pioggia torrenziale e l’aria carica di elettricità.

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Fairfax, Virginia - day 2

Giugno 03rd, 2008 | Category: ammeriga, in giro

Sono negli USA per un viaggio di lavoro.
Per l’ennesima volta per entrare nella Land of Freedom and Opportunities ho dovuto dichiarare sull’apposito modulo I94W, intestato Welcome to the United States, di non essere un drogato, di non essere mai stato arrestato per crimini involving moral turpitude, di non essere coinvolto in attività di spionaggio, sabotaggio, terrorismo o genocidio, e di non aver mai rapito bambini statunitensi. Dopodiché ho fatto un’ora di fila all’immigrazione per avere il privilegio di lasciare le mie impronte digitali e la mia fotografia alla polizia di frontiera.
A differenza di Michael, il tassista irlandese che mi ha portato all’aeroporto di Dublino e col quale ho conversato per tutto il tempo dei soliti argomenti -dal clima alla costiera amalfitana al referendum sul Trattato di Lisbona, il tassita che mi porta in albergo, un omone indiano di nome Ashgar, non dice una parola, e si limita a suggere rumorosamente da una tanica di acqua minerale. Fa caldo -intorno ai 25 gradi- e c’è un sole abbagliante; percorriamo poche miglia di highway tra Mustang e Corvette, e arriviamo a Fairfax -cittadina di ventimila anime che sembra il villaggio Lego, con tutte le casette carine e i giardini curati e gli idranti agli angoli della strada e il centro commerciale con il parcheggio da duemila auto.
Tutto qui è grande; l’hotel è al numero civico 11787. Sono stato fortunato, noi maschietti siamo in numero dispari e la camera singola è toccata a me; la ragazza alla concierge mi chiede se preferisco un letto king size o due letti singoli (king size, grazie) e di quante chiavi ho bisogno (una, grazie). Sulla chiave magnetica c’è scritto Elite Club, e bisogna utilizzarla nell’ascensore per avere accesso al sesto piano dove sono le nostre camere.
La stanza è enorme, come il letto e il televisore; stranamente non c’è il frigo bar. Collego il PC e ho la brutta sorpresa. La connessione wireless non è inclusa nei 269 dollari a notte, ma costa la bellezza di novedollarienovantanove al giorno.
Scrivo una lettera a Michelle, General Manager dell’hotel, facendole presente che siamo buoni clienti e che solo con questo soggiorno versiamo nelle loro casse quasi tredicimila dollari. Stasera quando torno in albergo, alla concierge mi informano che la connessione ad internet sarà offerta dall’hotel, a tutti e 6 i membri del mio gruppo.
Per oggi è tutto, la stanchezza sta prendendo il sopravvento. La notte scorsa mi sono svegliato tre volte, tra il caldo e gli incubi in cui sognavo di mangiare carne -postumi della luculliana cena al Texas de Brazil, ottima churascaria dove ci siamo rimpinzati di ogni tipo possibile e immaginabile di carne servita direttamente dagli spiedi da un esercito di gauchos. Come se non bastasse, i nostri ospiti dove ci portano oggi a pranzo?….
Nel giro di 18 ore ho mangiato carne a sufficienza per i prossimi 18 mesi.
Vi lascio con la targa della macchina che ci è venuta a prendere stamattina. Buonanotte.
kaz.jpg

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