Archive for Agosto, 2007
art in the park
Stamattina il clima pareva particolarmente inclemente, con 13 gradi scarsi e il vento umido che pentrava attraverso l’insufficiente pile. Ma restistere alla tentazione di tornare a rintanarsi in casa ha pagato, e all’uscita dalla consueta visita ad Eason, ecco che inaspettatamente il sole torna a farsi vedere per le strade di Dublino.

Nulla di meglio quindi che dirigersi verso St. Stephen’s Green, dove questa domenica le arti visive regnano sovrane.
Su due lati della cancellata, pittori locali espongono (e riescono persino a vendere) le loro opere.

All’interno del giardino, esposizione di (belle!) foto naturalistiche.

quindi che dire.. occhio!

Finale di partita
Samuel Beckett - Endgame (Fin de Partie) -Â 1957.
Players Theatre, Samuel Beckett Centre, Trinity College
http://samuel-beckett.net/endgame.html
Â
  
             Nell: Norette Leahy               Nagg: Terence Orr
[…]
HAMM:
What’s happening?
CLOV:
Something is taking its course.
(Pause.)
HAMM:
Clov!
CLOV (impatiently):
What is it?
HAMM:
We’re not beginning to… to… mean something?
CLOV:
Mean something! You and I, mean something!
(Brief laugh.)
Ah that’s a good one!
HAMM:
I wonder.
(Pause.)
Imagine if a rational being came back to earth, wouldn’t he be liable to get ideas into his head if he observed us long enough.
(Voice of rational being.)
Ah, good, now I see what it is, yes, now I understand what they’re at!
(Clov starts, drops the telescope and begins to scratch his belly with both hands. Normal voice.)
And without going so far as that, we ourselves…
(with emotion)
…we ourselves… at certain moments…
(Vehemently.)
To think perhaps it won’t all have been for nothing.
tu vo fa’ l’italiano
Nell’immaginario collettivo del resto del mondo, il Belpaese è simboleggiato da alcune icone come il Calcio, la Moda, il Papa - ma soprattutto la Pizza e la Mafia.
Così, se in Italia le pizzerie tipiche hanno le pareti affrescate col Vesuvio, pulecenella e o’ mandulino, a Dublino e in Irlanda nascono organismi geneticamente stereotipati come la “Pizza del Padrino”, che facendo consegna a domicilio gioca con lo slogan Sappiamo dove abiti […]

Sulla stessa linea, le pizze surgelate di “Quei Bravi Ragazzi”:
![]()
nonché, in pieno centro di Dublino, la pizzeria Pacino’s:

D’altronde, il cibo è uno dei mezzi d’elezione per avvicinarsi ad una cultura straniera. Ringraziamo a tal proposito la Dolmio, che permette tramite il proprio sito web di imparare ad esempio che per parlare italiano è sufficiente aggiungere una a in finale di parola (keepa, what’sa, it’sa..)
L’italica famigliola di Carlo (il pupazzo dalle sopracciglia cannavaresche) ci rallegra con la propria presenza anche negli spot televisivi, dove il bravo figliuolo ci informa che grazie ai sughi pronti Dolmio -e all’immancabile microonde- “in two minuttes I can getta a pasta as gooda as Mamma’s”. Salvo doversi correggere con un “welle, almost” in seguito alle rimostranze della canuta matriarca.

A quando la Cassata Camorra o il Tortellino Tarantella?…
1 commentpagine, e un incontro
Oggi la Signora Moglie è ripartita per le italiche sponde, e pertanto la temporanea tregua metereologica iniziata una settimana fa è stata bruscamente interrotta dalla ripresa delle ostilità . Ad ogni giorno che passa aumenta il computo di questa estate come “la peggiore da X anni”. Due settimane dopo il mio arrivo a Dublino, X era pari a 50; oggi in una conversazione da fila al check-in si è arrivati a X=100. Non c’è che dire, un gran cu/o.
Il volo partiva alle 12:35 (+ il consueto ritardo Ryanair), e alle 16:00 avevo appuntamento per la prima uscita tra Italiani, quindi per ammazzare il tempo al riparo da Giove Pluvio mi sono rintanato nella libreria/edicola/cartoleria/cd&dvderia Eason, una di quelle fantastiche invenzioni che fanno grande una grande città . Al piano terra, due luuuunghi corridoi per un totale di quattro luuuunghe file di espositori colmi di giornalirivistemagazinetabloidfumettisettimanalialbi leggibili totalmente a sbafo.
L’appuntamento fisso ce l’ho con tutte le riviste di fotografia e National Geographic, seguite da arte/grafica, videogiochi (per motivi puramente professionali), un’eventuale occhiata a L’Espresso per ricordarmi perché sono emigrato. Segue un’escursione nei territori inesplorati: ho scoperto finora che esistono almeno 3 riviste dedicate ai trattori, almeno una per ogni telefilm di fantascienza trasmesso negli ultimi 40 anni, e soprattutto la morbosa escalation
1 - True Detective

2 - Master Detective

3 - True Crime (è Veronica Lario?..)

4 - Murder Most Foul, che merita un ingrandimento:

Terminate le rivista, si passa ai libri. Essendo anche qui in vena esplorativa, mi sono addentrato nei meandri -che solitamente evito come le sabbie mobili- del settore Lifestyle & Personal Growth, dai cui scaffali echeggiavano esotici titoli come
Change your shoes, change your life
De-stress your life in seven easy steps
Last self-help book you’ll ever need
Letting go of your bananas
Maximize your brainpower - 1000 new ways to
“Normal” is only a setting on the dryer
Secrets of super achievers
Stop being so mean to yourself
Attirato più che altro da un posto libero sul divanetto, ho afferrato un volume del quale ho rimosso titolo ed autore, ma che prometteva in copertina di insegnare cose tipo imporrelavostravolontà suglialtriscopriresequalcunostamentendoaffinarelevostrepercezionicomandarelafollaleggerenelpensiero. Il libro era assolutamente insulso (esempio di leggere nel pensiero? “chiedete a un vostro amico di pensare ad un numero tra 1 e 4, e voi lo indovinerete! Dite ‘3′ e il vostro amico rimarrà di sasso! E’ stupefacente quante persone scelgano proprio questo numero, quindi avete ottime possibilità di indovinare”), almeno quanto era interessante il personaggio seduto al mio fianco.
Di età indecifrabile ma certamente veneranda, dall’epidermide simile a lucio cuoio e pelo albo, egli parea un di quei savi dell’India che dicesi usino dormir su letti irti di spilli e farsi seppellir ancor vivi e ancor vivi uscir da tale prematura tomba. Tale apparenza era vieppiù rafforzata dallo strumento di preghiera che a guisa di rosario snocciolava tra le dita ossute, al contempo emettendo curiosi borborigmi (mantra? o avemmarìe?) e segnandosi ripetutamente sul petto con le medesime ossute propaggini; mentre curioso contrappunto creavano i suoi occidentali ed invernali paludamenti, laddove i fachiri par che nulla o quasi pongano a coprir i magri corpi.
Orbene, codesto borbottar e snocciolar a lungo si protrasse; e continuò anche poscia che il tale, rizzatosi con lento e incerto movimento, recossi a prelevar dal ligneo à ndito un testo nomato “Ghosts” -di etterei ectoplasmi egli pur s’intende allora?
Ciò non fè che acuir lo mio interesse, e se l’occhio mio fingea fissarsi sulla pagina, realmente si tendea verso ‘l Maestro, qual già l’aveo tra me rinomato.
Trascorsi quel che mi parvero parecchi giri di clessidra, e commisurati girar di pagine colme di spettri, d’un tratto ecco che l’inclito capo a me si diresse, e la fonazione da guttaral si fece chiara e articolata; allorché il Vegliardo a me, si proprio a me si appellò: ‘Excuse me?’.
Ecco -è giunto il momento, mi dissi- il ciclo delle stelle e dei destini è ormai compiuto, ed il Discepolo ha da ultimo trovato il suo Maestro. Col guardo annebbiato e il capo preso in giri vorticosi, quasi presago delle inebrianti recondite sapienze che Colui mi avrebbe svelato, mi porsi ad ascoltarlo pronto a carpir ogni sua sillaba.
E quindi udii la sua voce, labile e sottil come serica bava, profferir ancor nell’anglico idioma la sua questione: ‘What time is it?’. Dieci minuti mancavan all’ora terza dopo il meriggio, e tosto glielo dissi. Sette minuti? chiese lui. No -non sette, bensì dieci- ribadii mentre mi arrovellavo ad indagar la cabbala del suo detto.
Mentre ancor su ciò mi interrogavo, di nuovo il macilento sollevamento si produsse, e il Savio, in cagionevole equilibrio sulle smagre leve, si mosse dal sito in cui eravamo.
Lento era l’incedere, eppur d’un tratto Egli più non era, svanito come vacua ombra entro la notte.








 
