Archive for Luglio, 2007
Un semplice panino
Accade che l’Italiano di recente emigrato nel paese straniero, durante la pausa pranzo vaghi per la città alla ricerca di sostentamento alimentare.
Volendo evitare per coscienza colesterolica i consueti fish&chips o chicken&chips o burger&chips o semplicemente chips (che qui servono con sale e aceto), e non essendo in vena di sperimentazioni esotiche, può accadergli di vagheggiare un semplice panino.
Una prima lezioncina di terminologia gastronomica il nostro emigrante la subì appena sbarcato dall’aereo, quando allo Spar del terminal chiese un sandwich, che nelle lontane lezioni di inglese aveva sempre significato per l’appunto panino. Poiché la signorina aveva prontamente agguantato 2 fette di pan carrè, il Nostro manifestò con il dito indice la sua preferenza per la familiare oblunga sbriciolosa massa panica, per sentirsi apostrofare con un “oooh, a roll!“.
Non volendo ripetere l’esperienza, è quindi attratto dalla possibilità di indicare con un semplice gesto l’offerta del giorno di SubWay, uno splatteroso
| Meatball Marinara |
| Meatball Marinara. A generous helping of Italian-style meatballs bathed in Subway’s own tangy marinara sauce (our founder’s mom’s secret recipe) served hot with your choice of fresh vegetables and condiments on freshly baked bread. Mangia! |

Anche il subdolo riferimento all’Italian-style riecheggia nella psiche provata dalla fame e dalla nostalgia.
E così l’Italiota si decide ad entrare. Pur non essendo un patito di fast-food, è ormai abituato al trattamento sequenziale del cliente e in generale all’idea di pagare prima di consumare, pertanto si posiziona davanti alla cassa e dispone il corpo a comunicare non-verbalmente la propria intenzione di ordinare.
Il cassiere lo guarda.
Lui guarda il cassiere.
Il cassiere lo guarda.
Lui guarda il cassiere.
Il cassiere, impietosito, dice: “Se desidera ordinare, la fila inizia da quel lato”.
Giusto, anche questo dovevano farlo al contrario.
Bene, si accoda agli altri avventori, e giungo il suo turno ordina -non senza una certa intima vergogna- un Meatball Marinara, sperando di arrivare al più presto alla cassa ed uscire col suo panino.
Neanche per idea.
- “Che tipo di pane desidera?”
Ehm.
Fortunatamente c’è l’apposita vetrinetta con il campionario (da quanto tempo saranno lì?), indica l’”Italian Parmesan Oregano” -Freud again..
- “6 o 12 pollici?”.
Ehm.
Evidentemente la ragazza è abituata ai turisti che si osservano le dita cercando di confrontarle con la propria fame, e prontamente traduce: “piccolo o grande?”. Piccolo. E un grazie alla Rivoluzione Francese che ci ha dato il sistema metrico decimale
- “Lo vuole scaldato?”. Beh questa è facile, sì grazie. Scaldare un panino sembrerebbe un’operazione all’ordine del giorno in un bar italiano, ma non in SubWay:
In one of the most significant developments in the SUBWAY® brand’s 40-year history, the SUBWAY® submarine sandwich chain is now offering its customers the option to toast their subs.
Yes, that’s right! Toast their subs!
- “Gradisce delle verdurine? Lattugapomodorocipollasottaceti?”
Il Nostro è allo stremo, ma intravede la fine del tunnel.
Rimane lo scoglio delle salse, un campionario di flaconi dai colori improbabili e dalle inquietanti incrostazioni. Il prode si salva in corner con un “Ketchup, please”.
Siamo al dunque.
Evitando di incrociare lo sguardo sardonico del cassiere, allunga i soldi e volendo mangiare l’agognato pasto lontano da occhi indiscreti lo chiede “to go”. Dimenticando che, pur essendo il franchising americano, qui siamo in Irlanda, e che quindi avrebbe dovuto dire “take away”. Gli Scozzesi, bontà loro, lo chiamano “carry out”. In Irlanda invece, il “carry out” è per le bevande alcoliche quello che il “take away” è per il cibo.
In piena confusione linguistica, il Nostro afferra il panino -pardon, il submarine
submarine
Function: noun
1 : something that functions or operates underwater; specifically : a naval vessel designed to operate underwater
2 : a large sandwich on a long split roll with any of a variety of fillings (as meatballs or cold cuts, cheese, lettuce, and tomato) — called also grinder, hero, hoagie, Italian sandwich, po’boy, sub, torpedo
e fugge via.
Ci sarà pure un motivo per cui SubWay ha 27930 ristoranti in 87 Paesi, ma solo 9 in Italia (di cui 4 in basi militari americane). In Pakistan ce ne sono 24.
Peggio per i Pakistani.
Domani, panino con la frittata, che Dio benedica le mogli.
A sunny day in the park
Giove pluvio sembra essersi preso una vacanza oggi; dublinesi e turisti ne approfittano per godersi una tranquilla domenica a spasso per il centro.
A St. Stephen’s Green si suona musica tradizionale, e si balla sul prato.
A quanto pare la musica concilia il sonno di giovani e meno giovani.
Pochi passi più in là , a Grafton Street ci si diletta con altri tipi di danza..
No commentsFootball time
Il Sunderland AFC, squadra di calcio inglese capitanata dalla leggenda del calcio irlandese Roy Keane, ha affrontato oggi la prima delle tre amichevoli sul suolo irlandese. Un gruppo di tifosi dei Black Cats, riuniti davanti all’Oval di Middle Abbey Street, festeggiano la vittoria per 1-0 sul Bohemian di Dublino, con contestuale partecipazione del pubblico passante.
No comments22lug07 - Howth
La verdeggiante vettura del Dublin Area Rapid Transit conduce me, Naropa e Pao da Tara Station fino a Howth, amena cittadina di mare insediata sull’omonimo promontorio proteso nel Mar d’Irlanda.
Il tragitto dura neanche mezz’ora, giusto il tempo necessario perché le prime goccie di pioggia ci accolgano all’uscita dalla stazione. Un vecchio magazzino del porto -nel quale i boyscout locali vendono libri usati- ci consente di ripararci dalla fase più acuta della precipitazione, che cessa del tutto mentre mangiamo frittelle di patate nel mercatino di cibi biologici.

Possiamo quindi passeggiare senza fretta sulla banchina assaporando la bruma salmastra; dalla base del faro avvistiamo una foca che scivola pigramente a pelo dell’acqua, confermando quanto scrive Wikipedia: “..sea mammals, such as seals, are common sights in and near the harbour.”

Una targa ricorda che nel 1914 il porto di Howth fu l’approdo del panfilo Asgard, sul quale Robert Erskine Childers e sua moglie Mollie Osgood contrabbandarono dalla Germania un carico di armi che sarebbero in seguito state usate dai ribelli nella Easter Rising del 1916.

Erskine Childers, fautore dell’Impero Britannico poi convertito alla causa del nazionalismo irlandese, fu anche autore di quello che viene da alcuni considerato il primo romanzo di spionaggio, The Riddle of the Sands (1903). Durante la Guerra Civile venne sottoposto a corte marziale e condannato a morte; prima di essere fucilato si permise un ultimo sberleffo nei confronti del plotone di esecuzione: “Venite avanti di uno o due passi, giovanotti; così sarà più facile.”1

Attraversiamo quindi il paese (cosa scrivono qui sui muri?..), ci affidiamo al’autobus 31 per salire fin sul summit, dal quale si gode del panorama; questo mare e questo cielo sono quelli che Molly Bloom si sofferma a contemplare “pensando tante cose” prima di rispondere alla proposta di matrimonio di Leopold. Pur non trovando i rododendri, la cornice non è da meno.

Un sentiero lungo la scogliera ci riporta al paesello e alla stazione dei treni, si torna in città a cenare con cozze e Guinness!
..the sun shines for you he said the day we were lying among the rhododendrons on Howth head..
[James Joyce, Ulysses, Ep. 18 - Penelope]
- ”Take a step or two forward, lads. It will be easier that way.” [↩]
frammenti
Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame,
e muta come il fuoco,
quando si mescola ai profumi e prende nome dall’aroma di ognuno di essi.
(Eraclito, 67 Diels-Kranz)
No comments19lug07 - IMMA
Lunga passeggiata dopolavorativa fino all’Irish Museum of Modern Art approfittando del fatto che nei giovedi di Luglio e Agosto la chiusura è posticipata alle 20; obiettivo la stupenda mostra temporanea di Lucien Freud, 50 dipinti e 20 tra disegni e acqueforti.

Il museo è stato istituito nel 1990 (e aperto l’anno seguente) nei locali del Royal Hospital Kilmainham, elegante edificio i cui colonnati si sviluppano attorno ad una vasta corte centrale, creato nel XVII secolo come ospizio per veterani e militari in pensione sulla scorta de Les Invalides di Parigi.
Il contrasto tra il barocco giardino formale e l’adiacente zona di nuova espansione edilizia, irta di gru, condensa in un colpo d’occhio la temperie di questa città unica.
No commentsMr. Mojo Risin’
Oggi gitarella insieme a due connazionali all’ufficio consolare per sbrigare le ultime (?) pratiche burocratiche; una salutare boccata d’italianità con la fila per entrare, la fila allo sportello, il carabiniere che ci prova con le ragazze in fila, e che rimarca la superiorità degli Italiani nei confronti degli Irlandesi i quali a suo dire sono un po’ troppo “schemastici”.
Ma il vero clou è la corsa d’andata in taxi, grazie ad uno di quei cab drivers che, qualora si arrivi a destinazione illesi, regalano un esperienza memorabile.
Stile di guida a toccare l’asfalto con le orecchie; si accende la sigaretta senza neanche accennare a preoccuparsi se la cosa possa darci fastidio.
Si va dai commenti sulle donzelle avvistate durante il tragitto
-look at the tits on that! you do it for me baby all the time!!
-sheee’s ready for action!!
a un’inedita rivisitazione di Stevie Wonder
-isn’t she loooo-vely, isn’t she fuuuckin’ marvellous..
alla manovra suicida per affiancarsi ad uno sventurato automobilista che evidentemente procedeva troppo lentamente, per chiedergli dal finestrino “Nice weather today, isn’t it?”
al commento sarcastico sull’auto con targa inglese, o meglio sul britannico conducente, anch’egli insufficientemente ardito al volante - “different breed!” - a ribadire l’incolmabile distanza dalla perfida Albione
all’espressivo palesamento della propria insoddisfazione nei confronti del chiacchiericcio diffuso dall’autoradio
-Blah blah blah fuckin’ blah, gimme some DOORS!!
Pigia così il play sul lettore cd, e mentre sfrecciamo su Northumberland Road all’avvistamento dell’italico tricolore che marcherà il traguardo di questa folle corsa, la sua voce si mescola a quella di Jim Morrison in un surreale duetto.
Drive thru your suburbs
Into your blues, into your blues, yeah…
Geocaching, ovvero come passare una serata a Dublino se non si è in vena di pub
Sono ovunque.
Una è celata in un foro nel muro a pochi metri dalla Bocca della Verità a Roma; al suo interno una moneta croata. In quella nascosta nei pressi di Kandahar, qualcuno ha lasciato un cubo di Rubik.
Ne potete trovare una su un monte della Mongolia, su un’isola al largo di Macao, o ai piedi dell’unica pianta di acacia su una duna del deserto Libico.
Sono le cahce (dal termine per indicare i “depositi segreti” utilizzati per immagazzinare beni per uso futuro), contenitori di varia forma e dimensione, che i praticanti del Geocaching si divertono a nascondere e, ovviamente, a ritrovare in ogni parte del mondo. Ciascuna cache contiene almeno un logbook dove ogni “scopritore” registra il proprio passaggio; può inoltre contenere “premi” di varia natura, solitamente di basso o nullo valore monetario, soggetti all’unica regola del take an item, leave an item: si può prendere un qualsiasi oggetto si voglia, a patto di lasciarne un altro nella cache.
Questo “sport” prevede come caratteristica determinante l’utilizzo di apparati GPS: chi occulta la cache registra le coordinate del nascondiglio, e le pubblica quindi sul sito www.geocaching.com; viceversa, chi vuole trovarle può visualizzare su una mappa quelle presenti nella propria zona, con le corrispondenti coordinate:
Dopodiché, non resta che partire alla ricerca, armanti di GPS, pazienza e spirito di osservazione, e soprattutto di stratagemmi per non farsi individuare dai muggles (”babbani”), ovvero l’ignara popolazione civile.
Oltre ad essere una delle innumerevoli attività inutili nelle quali noi umani investiamo il nostro tempo -come il calcio, l’uncinetto o i giochi di ruolo- il geocaching è anche un modo originale di fare turismo, uscendo a volte dai percorsi “canonici” delle varie guide del Touring Club o del Routard. A mo’ di esempio, ecco una piccola curiosità in quel di Dublino, assente da tutte le guide turistiche che mi sia capitato di vedere finora, e trovata grazie al geocaching.
Siamo nel Dolphin’s Barn, un quartiere residenziale nelle vicinanze della stazione dei treni Heuston; un lungo viale alberato, fiancheggiato dalle tipiche case a due piani in mattoni rossi, addossate le une alle altre.
Stranamente, un solo edificio si distacca dall’altrimenti ininterrotta teoria di abitazioni:

Avvicinandoci, scopriamo che un possibile motivo di tale apparente emarginazione è il numero civico assegnato a questo edificio, che rimanda ad Apocalisse 13:18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.
Come se non bastasse, qualche buontempone ha battezzato la casa “St. Anne’s”, che per iscritto può sembrare un atto di dedica a Sant’Anna, ma quando viene pronunciato in Inglese suona grottescamente simile a “Satan’s”, contribuendo all’atmosfera sulfurea del luogo.
Non essendo superstiziosi, attribuiremo ad un puro caso il fatto che questa vistosa Cadillac vada in panne e sia costretta a fermarsi in mezzo alla strada esattamente di fronte a questa amena magione.
Spooky!!
una nuova casa
Oggi è il grande giorno!
Devo lasciare l’appartamento su Ellis Quay dove ho passato le prime due settimane, per entrare finalmente nell’appartamento che ho affittato a Terenure.
Faccio il check-out, e mentre aspetto il taxi faccio due chiacchiere con il ragazzo che lavora alla reception degli appartamenti. E’ di Madrid, è qui da due anni, prima lavorava a Parigi, non gli piace la città (soprattuto il clima, guarda caso), ma in Spagna il mercato del lavoro non va molto bene, dice, e aggiunge “non so com’è da voi”. Glielo spiego.
Anche con il tassista sono fortunato, è un tipo loquace. Inizio con l’inevitabile commento sul clima, che stamattina ci concede una piacevole alternativa alla pioggia incessante delle ultime settimane. Lui continua informandomi che stasera c’è Rod Steward in concerto all’RDS [che non conosco e che più tardi scopro essere un imponente centro congressi/eventi vari da 20.000 metri quadrati, con un’arena per i concerti da 35.000 persone]. Questa semplice pillola di informazione richiede da parte mia diversi “sorry?” e “pardon?”, in quanto l’amico parla con un forte accendo dublinese, che ho serie difficoltà a decifrare.
Quando vien fuori che sono un Italiano che lavora per un’azienda francese in Irlanda, si fa una bella risata. Gli dico che rispetto alla prima volta che sono stato qui, oltre 10 anni fa, trovo la città molto cambiata, e lui conferma che sono cambiate molte cose. Gli chiedo se gli piaccia più ora o com’era prima. Sembra spiazzato dalla mia domanda, e ha bisogno di qualche momento di riflessione prima di rispondere.
“Mi piace il fatto che il Paese stia diventando più ricco. Quello che non mi piace è che la città sta diventando più busy; il traffico è peggiorato, le persone non parlano più. Sai, prima i turisti erano colpiti dal fatto che nei pub tutti parlassero e attaccassero bottone; ora questo non succede più, sono tutti attaccati a bottiglie di birra [mi pare di cogliere una nota di disprezzo nel modo in cui sottolinea la parola bottiglie]. Se vai nei villaggi di campagna, invece, non è così. Ti rivolgono la parola perché vogliono sapere tutto di te.
Per questo quando mi capita di caricare turisti all’aeroporto, e mi dicono che rimarranno in Irlanda per due settimane, gli consiglio di passare non più di tre giorni a Dublino, e poi affittare un’auto e girare per la campagna.”
Nel frattempo siamo arrivati al 192 di Whitehall Road, Terenure. Scarico le mie valigie, borse e scatole sul marciapiede e con trepidazione infilo la prima chiave nella serratura inferiore della porta. Clack, una sola mandata. Poi la seconda chiave, clack-clack. Spingo la porta. Che non si apre. Riprovo, giro e rigiro. Inutilmente. Provo a forzare la porta, ma non c’è verso. Una folata di vento mi fa guardare con preoccupazione al cielo che si sta nuovamente annuvolando.
Poi, per l’ennesima volta, riprovo e -pheew!- la porta si apre. Semplicemente, la serratura di sopra si apre girando in senso orario, contrariamente a quella inferiore e al buon senso. Dannati Irlandesi, guidare non è l’unica cosa che fanno dal verso sbagliato.
Mi inerpico per le scale trascinando i miei colli, e inizio la perlustrazione della casa.. che con disappunto noto essere stata lasciata in uno stato di totale zozzura dai precedenti inquilini. Per i quali tra l’altro è nel frattempo arrivata una valanga di posta. Forse mi vendicherò aprendo, leggendo e poi bruciando tutte le loro lettere.
In preda allo sconforto, dopo aver aperto le finestre e disfatto sommariamente le valigie, con gli scarsi mezzi a disposizione inizio una prima pulizia di cucina e bagno; dopo un paio d’ore, in preda al disgusto e sconfitto da alcune incrostazioni ormai cementate sulle mensole della cucina, decido di interrompere e uscire a dare un’occhiata ai dintorni e fare un po’ di spesa, approfittando anche del fatto che, dopo l’immancabile diluvio iniziato appena ho messo piede in casa, ora il cielo si è aperto e promette una serata splendida.
Faccio una luuuuunga camminata
le case dei tassisti
una Fiat 131 Mirafiori CL bianca con tettuccio in pelle (e, ovviamente, volante a destra)
il cinese che tosa l’erba davanti alla pompa di benzina
il parco di Walkinstown
la gente che va a messa
i bambini con archi di ramo
il polacco sulla bici che corteggia la polacca a piedi
la gente che mi saluta quando mi incrocia
i ragazzi di fronte al Pines che mi sfottono quando arrivo carico di buste del Lidl
Bello.
2 commentsSi comincia!
Ci siamo.Â
Ho lasciato ”quel cazzo di posto retrogrado ma bello che è la nostra meschina città ” (come l’ha definita il Riccio), e sono finalmente a Dublino. Questa volta non è per una settimana di ferie. Stavolta il mio soggiorno è permanent, come recita il mio nuovo contratto di lavoro.
A dieci giorni dall’arrivo, inizio questo blog [grazie ad Alessandro per l’ospitalità !]; vedremo col tempo cosa ci andrà a finire. Visto però che da qualche parte si deve pur iniziare, partiamo da un argomento sul quale ricevo molte domande: cosa si mangia?
Ecco quindi il contenuto del mio primo carrello della spesa -in realtà , un cestello a mano- riempito il giorno dell’arrivo a Dublino, nello Spar proprio sotto la mia sistemazione temporanea (un appartamento su Ellis Quay):

- Acqua minerale Crystal, 5 l - € 3.25
- Pane Brennans - “Today’s Bread Today”, 800 g - €1.14
- Goodfella’s Pizza “Deeply Delicious”, diametro 9 pollici - € 4.05
- Fettine di pollo panato (o, come le definisce la Green Isle, “Succulent fully cooked chicken fillets coated in a crispy golden breadcrumb”), 220 g - € 3.59
- Succo d’arancia, 1 l. - € 1.59
- Zuppa di pomodori Knorr, preparato per una pinta e mezzo di zuppa - € 1.35
- Zuppa di manzo e verdure Knorr, come sopra
- Saccone di muesli Jordans “The Original Crunchy - Tropical Fruits”, approvato dal Good Housekeeping Institute, 1 kg - € 5.49
- Latte fresco, 1 l. - € 0.99
- Classic Pesto di Filippo Berio, “made with fresh ligurian basil”, 190 g. - € 2.85
- Philadelphia Kraft (regular), 200 g. - € 2.69
- American style original microwave popcorn (adult supervision is recommended), 3×100 g. - € 1.25
- Caffè solubile Nescafé Original, 100 g. - € 3.29
- Burro Kerrygold, 227 g. - € 1.49
- Marmellata di fragole, ingredienti: glucosio, sciroppo di fruttosio, fragole, zucchero, acido citrico, pectina, citrato di sodio, antocianine, Ponceau 4R (?), biossido di zolfo; 454 g. - € 1.39
- Panino di emergenza, ham and cheese - € 2.90
- Penne “Roma”, 500 g. - € 1.99
- Spaghetti “Roma”, 500 g. - € 1.15
- Sottilette (”Processed cheese”) Galtee, 10 - € 1.85
cui vanno sommate 2 buste di plastica (2×15 €cent), per un totale di € 43.95
Particolare attenzione la meritano le penne “Roma” (probabilmente si chiamano così perché vengono prodotte “in the EU”..), che hanno in bella vista la specifica Quick Cook, in quanto cuociono in soli 3 minuti. Scopro dalle istruzioni per l’uso che all’acqua di cottura si possono aggiungere, “for taste”, sale o succo di limone. Potete saperne di più visitando il loro sito, www.roma.ie

—
Certo, col tempo si imparano i posti migliori dove fare la spesa, quindi si spende meno e si mangia meglio.
A titolo di esempio, oggi ho fatto la mia prima incursione in un Lidl; per cena mi sono portato a casa, per la modica cifra di € 5.99, una confezione “tutto incluso” di Sushi surgelato, comprendente per la precisione
- 2 Nigiri al salmone
- 2 Nigiri con gamberetti
- 2 California rolls con surimi, avocado e sesamo
- 2 Maki con Tilapia
- 1 Maki alla carota
- 1 Maki al salmone
- 1 Maki al cetriolo
- pesciolino di plastica contenente salsa di soia
- ben 2 bustine di preparato allo zenzero
- 1 bustina di wasabi
- 1 paio di bacchette di legno
il tutto annaffiato da birra brasiliana Brahma, “the most popular cerveja in Brasil”

Burrrrp!Â
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