Archive for the 'life in dublin' Category
La fotografia al popolo!
E abbiamo fatto anche questa esperienza, tra il grigiore autunnale di sabato e l’improvvisa estate di domenica.I risultati commerciali sono stati magri (2 foto vendute), ma è stato bello vedere tanta gente fermarsi ad osservare e commentare le foto.
1. Panorama del lato est di St. Stephen’s Green 
2. Il mio spazio espositivo! (con potenziale cliente - rimasta potenziale)
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3. Moglie mentre si rifocilla col panino alla mortadella

traslocando
..dopo un anno a Dublino, è giunto il momento di cambiare casa.
Nel cambio abbiamo perso una camera da letto, la cucina abitabile, e 50 euro al mese.
Ma sfanculare DublinBus andare al lavoro a piedi? Priceless.
Sabato abbiamo affittato un’auto, e già al secondo dei sei viaggi necessari per spostare la nostra robbba abbiamo capito che avremmo dovuto noleggiare un furgone. Di seguito un’immagine della disperazione di Moglie mentre contempla tutto ciò che dovremo mettere in ordine nei prossimi mesi.

corna, bicorna, aglio e frattaglie
Oggi tornando a casa ho trovato nella buca delle lettere questo:

Trattasi di un elegante volumetto in carta patinata edito e distribuito a cura dell’Ufficio governativo per la “Pianificazione d’Emergenza”. In ottanta pagine -quaranta in Inglese ed altrettante in Gaelico- rallegrate da colorati grafismi rappresentanti maschere antigas, fiamme e navi che affondano, mi spiegano come comportarmi in caso di
- inondazione
- fuoriuscite di materiali chimici dannosi
- incidenti in mare
- esplosioni e pacchi sospetti
- incidenti nucleari
- pandemia influenzale
- malattie animali
- incendio
In alcuni casi, vedi il grande classico dell’Incidente Nucleare, arrivano a coniare degli efficaci slogan:

“In altre parole” come spiega in dettaglio la sezione What to do, “resta in casa e ascolta i canali radiotelevisivi nazionali per ricevere informazioni ed istruzioni. Segui le indicazioni fornite dalle autorità .”
Già , questo mi salverà la vita. Insieme, ovviamente, al kit di emergenza, che mi consigliano di preparare per qualsiasi eventualità (non solo per la Catastrofe Atomica); domani dovrò quindi mettere insieme quanto segue:
“- una radio a pile (con pile di riserva)
- provviste di alimenti essenziali ed acqua (per almeno tre giorni)
- torcia (con pile di riserva), candele e fiammiferi
- kit di pronto soccorso
- scorte di medicinali, articoli sanitari e di toeletta
- articoli necessari a bambini, anziani e membri della famiglia con disabilitÃ
- vestiti di ricambio e sacchi a pelo per ciascun membro della famiglia
- telefono cellulare, caricabatteria, batteria di ricambio
- buste di plastica resistenti (per i vestiti, oggetti di valore, documenti e fotografie)
- copie di importanti documenti di famiglia (certificati di nascita, passaporti e patenti)
- recapiti del vostro contatto familiare designato
- giochi per bambini piccoli
- una copia del presente libretto”
Ringrazio il Governo irlandese che si preoccupa di me come mai ha fatto quello italiano, e per dormire sonni tranquilli vado subito ad ordinarmi il Quantum Sleeper.
Peccato solo che nessuno mi abbia preparato ad affrontare la sola vera catastrofe della giornata, arrivata oggi insieme al libriccino:

17 marzo
Sono sopravvissuto anche al mio primo S. Patrizio a Dublino.
Avendo presente il livello medio di devastazione alcolica cui si assiste in un qualsiasi giorno della settimana nella Sporca Vecchia Città , ero fortemente tentato di stare alla larga dal centro, visti anche i commenti un po’ snob del mio collega Irlandese (”La parata? Noooo…. io non la guardo nemmeno in televisione”).
Alla fine mi sono detto che essendo il mio primo anno a D. non potevo esimermi. La prima sorpresa è stata quando sono sceso dall’autobus e ho attraversato una Grafton Street semideserta, punteggiata solo da sporadici turisti e autoctoni che ugualmente agghindati di cappelli verdi antenne col trifoglio parrucche verdi trifogli dipinti sul volto cappelli verdi martelli gonfiabili “hammered by the irish” cappelli verdi pantaloni verdi palloncini (azzurri) cappelli verdi culi di plastica “pog ma thon” giacche verdi e altri cappelli verdi, si avviavano verso la zona della parata.
Arrivato su Dame Street senza inciampare in nessun ubriaco steso a terra, né scivolare su chiazze di liquidi organici, ho diretto il mio finora frustrato pessimismo verso la folla oceanica che si intravedeva a partire dal Trinity College. Ho inizato a percorrere Dame Street preparandomi alla sensazione di schiacciante oppressione dovuta a migliaia di corpi che si stringono in spazi troppo angusti, e a sentirmi schiacciare le costole nel fendere la folla. E invece no, si camminava tranquillamente da entrambi i lati della strada.. va beh, almeno ero sicuro che non sarei riuscito a vedere la sfilata, non essendo arrivato 2 ore prima a prendere il posto lungo le transenne. Niente da fare, avevo di fronte solo 4 o 5 persone, per cui -pur se in punta di piedi- la sfilata l’ho vista.
E neppure sotto la pioggia come lo stereotipo vorrebbe, ma sotto un bel cielo terso (che freddo, però).
E così, senza colpo ferire, ho passato due ore a veder sfilare bande statunitensi, ballerine di samba, comunità sikh, motociclisti e collezionisti di maggiolini Volkswagen.. l’editorialista dell’Independent oggi scrive, parlando di Nostalgia for the old days amid a sea of colour:
It was music with a tropical beat, it was frenetic, it was mesmerising. But was it Irish?
Er . . . well, no, probably not.
Sono d’accordo con lui.
E aggiungo, per un giorno è stato bello lasciare Dublino.
what’s news
Pensandoci, quando qualcuno mi chiede che succede qua rispondo sempre “niente di nuovo”, mentre qualche piccola novità in fondo c’è. Ricapitolando, da quando sono tornato a Dublino:
- ho comprato la Xbox 360 e un monitor 22”, e di conseguenza
- ho cambiato la disposizione dei mobili in sala. Poi
- ho iniziato il corso di francese in azienda e
- mi sono iscritto al Carlisle Health&Fitness Club, o meno roboantemente “la palestra vicino casa”. A mo’ di statistica prezzi, l’abbonamento per due persone per un anno ci è venuto a costare in tutto 675 euro (accesso libero alla palestra, piscina, sauna, bagno turco, borsa, asciugamano ecc ecc); non male considerando poi che l’azienda, seriamente interessata a che io mi mantenga sano ed in forma smagliante, mi rimborsa il 75%.
- oggi in centro si sentiva fortissimo l’odore di malto proveniente dalla Guinness Brewery, Moglie suggeriva che stiano approntando le scorte per S. Patrizio
- lungo il marciapiede centrale di O’Connell Street sono apparsi dei pannelli luminosi alti un par di metri, raffiguranti un’omino e una donnina che camminano. Mi chiedevo se fossero una nuova installazione artistica (?), più acutamente Moglie ha immaginato che servano a indicare dove devono camminare i pedoni. Visto il livello etilico medio registrato su quella strada in particolare di sera, la trovata potrebbe effettivamente rivelarsi geniale.
apparizioni
Ieri sera c’è stato il Christmas Party aziendale.
Mi era stato chiesto di fare qualche foto durante la serata; dopo la cena (a base di melone, tacchino ripieno e vino balsamico di Modena) e l’intermezzo casinò, mi aggiravo dunque sul dance floor scattando foto tra i colleghi a vari stadi di ebbrezza, nella speranza di immortalare qualche Grande Capo in pose compromettenti per assicurarmi una rapida e brillante carriera.
Il locale era piuttosto grande, e oltre a noi c’era gente di altre aziende, e ordinari avventori del mercoledi sera. Tra di questi, tre ignote (a me, ma azzarderei anche al resto del mondo) fanciulle, le quali mi hanno tirato per un braccio ed hanno preteso che io scattassi loro una foto; all’ultimo momento si è aggiunto un quarto (altrettanto ignoto) giovine, a completare una composizione di botticelliana leggiadrìa.
Nessuna delle pulzelle mi chiesto di spedirle una copia della foto, la quale non doveva quindi fungere da santino/ricordo della serata; da cosa sarà scaturita allora la loro richiesta? Forse da un’irresistibile necessità di apparire -e quindi di esistere, da un istinto a riprodursi mediaticamente moltiplicando la propria immagine e disseminandola nel mondo? In tal caso, come potrei esimermi dal collaborare ad un processo di sì vitale importanza? E come potrei privare ai vostri bulbi oculari cotanto sollazzo?..
E quindi, eccole a voi — e al Mondo!

fiat lux
Oggi mi è arrivata una missiva dell’ESB, l’ENEL irlandese.
All’interno della busta, oltre alla bolletta di ottobre e novembre (centoventiseieuroesettantatre centesimi), c’era un opuscolo di poche pagine, allegramente colorato; l’intestazione diceva:

Poiché il mio gaelico va poco oltre Sláinte (salute), An Lár (centro città ) e Póg ma thoin (baciami il cu/o), ho dovuto girare l’opuscolo in modo da leggere la parte in inglese:

Per me Italiano, “i nuovi prezzi dell’energia elettrica” vuol dire “i prezzi aumentati dell’energia elettrica”, forse perché abituato a notizie di questo tenore:

Già rassegnato al salasso, mi cade invece l’occhio su quanto l’ESB scrive poco più in basso:

Ebbene si, qua da Novembre i prezzi dell’energia elettrica sono scesi del 5,4%.
Per celebrare stanotte tengo accese tutte le luci di casa.
mattino
I ALZO alle 7 e la prima cosa che faccio è guardare fuori dalla finestra. La notte sta cedendo il passo al mattino, il cielo sopra Dublino è terso e di un blu profondo, Lucifero risplende al fianco della Luna crescente e sembra di essere all’alba della milleeunesima notte. Esco di casa che il blu è ancora denso, l’aria è fresca ma ha perduto il morso aguzzo della scorsa settimana; attraverso l’asfalto umido sul quale rimbalzano i fari delle poche auto già in circolazione.
Come al solito il 150 mi sfila davanti quando sono a pochi metri dalla fermata, ma poco importa; osservo i gabbiani che volano bassi, i corvi invece si guardano attorno in equilibrio sui cavi dell’alta tensione.
Sull’autobus mi siedo sullo strapuntino contromano; tanto il senso di nausea che provo ogni volta è indipendente dal senso di marcia. Mi trovo così unico spettatore di una improvvisata compagnia viaggiante; mentre attraversiamo Crumlin e Dolphin’s Barn mettono in scena un inedito dramma di beckettiana incomunicabilità .
Il traffico oggi è decente, arrivo in anticipo e scendo una fermata prima per assaporare qualche altro minuto di mattutino, dublinese torpore prima di entrare in ufficio.
Mentre scrivo queste righe è arrivata la prima nuvola ad oscurare il sole, e il vento soffia forte.
offre la casa
Come racconta oggi questo articolo sull’Independent,
mercoledì pomeriggio un genio del male è entrato con un camion all’interno della fabbrica della Guinness, ha agganciato un rimorchio carico di 450 fusti di birra e -senza che nessuno si accorgesse di nulla- se ne è tornato a casa con l’equivalente di 40.000 pinte tra Guinness, Carlsberg e Budweiser.
Oltre ad ispirare incodizionata ammirazione ed un pizzico di invidia per l’autore del furto, l’articolo riporta anche un dato interessante, ovvero il costo della birra all’uscita (ahah) dalla fabbrica: l’azienda ha dichiarato il valore del carico pari a €64.000, il che fa €1.60 a pinta.
calli e duroni, a.k.a. car free day
Ecco il background delle due foto precedenti, pubblicate ieri con le ultime forze residue prima di crollare.
Ieri (sabato 22 settembre) Dublino ha partecipato alla giornata europea senza auto, nell’ambito della Mobility Week 2007.
By the way, sul sito ufficiale trovo questa mappa relativa all’edizione 2006.. chi è che manca?

Ad ogni modo, decidiamo di approfittare dello stimolo istituzionale nonché della giornata estiva, e di lasciare a casa l’autobus (la macchina non ce l’abbiamo..) e di prendere le biciclette che finalmente la carovana di muli del trasloco ci ha consegnato dopo due mesi.
All’andata è filato tutto liscio; ci abbiamo messo circa 40 minuti ad arrivare in centro, il che non è male considerato che abbiamo viaggiato prevalentemente sui marciapiedi non sentendoci ancora sufficientemente audaci da osare le piste ciclabili (visto anche l’intenso traffico). Come traffico, ma non era la giornata senza auto? Si, ma il blocco si limitava a 3 zone del centro.
Dopo la consueta tappa al Fashion Market a mangiare indiano, siamo partiti alla ricerca di prese prolunghe e adattatori vari, onde poter utilizzare tutta l’attrezzatura portata dall’Italia.
A tal proposito, mi convinco sempre di più che per avere veramente un’Europa unita ciò che conta non è una politica estera comune, bensì un unico sistema elettrico. Prova a spiegare al commesso di Peats perché l’adattatore “estero-irlanda” non va bene, perché me ne occorre uno per le spine a tre poli, uno per le spine a tre poli grandi, e uno per le spine shuko.
“What country?”
“Italy”
“ooohh…”
Per le shuko pare che abbiamo risolto, per le spine a tre poli grandi non c’è verso, vuol dire che mi darò al bricolage elettrico nel tentativo di adattare un cavo di alimentazione irlandese ad una ciabatta italiana. Se non vedrete ulteriori post su questo blog, vuol dire che sarò stato vittima di elettrocuzione.
Finito lo shopping, siamo andati a Merrion Square, una delle tre “great locations across the City” in cui “enjoy some fantastic events”, come prometteva con elegante understatement il sito dell’amministrazione comunale. In questa location in particolare erano previsti
“Displays of skateboarding and BMX skills, rollerblades and long boards on a special ramp. Workshops in Break-dance.
There will be a picnic area on site, with food vendors to feed the hungry crowds. Childrens entertainment will include bouncy castles, magic show and circus skills.”
Di skateboard e BMX ce n’era qualcuna, ma di skills a dire il vero piuttosto poche. In compenso c’era un giovine vestito da ninja che faceva capriole insieme ad un gruppetto di wannabe traceurs.

[il signor ninja dà una dimostrazione dei suoi poteri soprannaturali dissolvendosi nell’aria - abilità ninj’è più]
Fortunatamente le hungry crowds dovevano già essere sciamate via, in quanto non c’era fila al camioncino dei gelati né a quella degli hot dog.
Osservate due capriole e mangiato il gelato, decidiamo di rimetterci in sella e avviarci verso casa, essendo ormai le sei; torniamo quindi alle bici e ci rallegriamo del fatto che siano ancora, e che ci abbiamo rubato neanche una ruota o un sellino.
Dopo qualche centinaio di metri, la rallegraggine scema quando noto che la gomma posteriore della bici della muglièra è a terra. Piuttosto strano considerato che l’avevo gonfiata prima di uscire con la pompa a cartucce di CO2 comprata al Lidl [una cartuccia=1 gomma e mezzo n.d.r.]
Hmm… vista l’ora non è possibile pensare di trovare un ciclista aperto, magari un benzinaio però si. Quindi bici a mano e camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
[…]
Dopo circa 3 kilometri, troviamo il primo benzinaio. Provo a gonfiare la gomma, ma il cannello dell’aria sembra non adattarsi alla valvola della bici. Dopo qualche smanettamento vedo che c’è un signore in attesa con la macchina dietro di noi, molto educatamente quindi cedo il passo per non fargli perdere tempo.
MAI IN VITA MIA ho visto qualcuno controllare in questo modo la pressione dei pneumatici.
Anteriore destra - svitare cappuccio valvola.
Posteriore destra - svitare cappuccio valvola. Collegare pompa aria. Pss [gonfiatina]. Pss. Psss. Tss [sgonfiatina]. Ps. Sganciare pompa. Riavvitare cappuccio valvola.
Anteriore destra - collegare pompa aria. Pss. Pss. Psss. Tss. Ps. Sganciare pompa. Riavvitare cappuccio valvola.
Tiiiiiiiiirare il cavo della pompa fino a passare alla posteriore destra. svitcolleg psspsssspssstsssps scolleg pompatssssss. Ops. scollegando la pompa ha inavvertitamente fatto uscire dell’aria!! Ora la pressione sarà scesa forse addirittura fino a 2.1999999!! Ri-mini-ps per equilibrare esattamente, e via con l’anteriore sinistra.
Nel frattempo il cielo ha virato già tutti i colori del tramonto.
Finalmente il signore soddisfatto mi cede la pompa e risale in macchina. Dopo ulteriori 5 tentativi mi convinco che non c’è verso di gonfiare la ruota. Quindi?
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
camminare.
Intorno alle 20:00, superata con aria indifferente anche la pattuglia della Garda, arriviamo finalmente in vista di casa, preannunciata a circa 500 metri dall’odore del take away cinese. Saliamo le scale ogni muscolo e osso e legamento del corpo dolorante, e ci buttiamo sul letto.
E indiciamo ufficialmente per la giornata di domenica 23 settembre 2007 il primo Immobility Day.
addendum
1. articolo sull’Independent di oggi:
http://www.independent.ie/national-news/bus-ploughs–into-garden-after-driver-taken-ill-at-the-wheel-1084367.html
2. dal sito www.dublinbus.ie

the book of rumors
Nella beata ignorantia delle prime settimane di vita dublinese, non comprendevo il palese astio da parte dei miei nuovi concittadini nei confronti dei trasporti pubblici locali, e in particolar modo degli autobus. I quali anzi, nella mia ancor limitata esperienza sembravano invece essere fenomenalmente puntuali, generalmente puliti, e condotti da autisti sorprendentemente cordiali e disponibili.
Ero inoltre affascinato dal fatto che i passeggeri immancabilmente ringraziassero l’autista prima di scendere dall’autobus, a loro volta ringraziati dall’autista, in un amabile contesto di amabile amabilità irlandese che mettevo a confronto con le scene di delirio collettivo osservate sugli autobus o sulla metro di Roma.
Non sospettavo che tutto ciò fosse invece dovuto, con tutta probabilità , all’essermi io trasferito a Dublino in piena estate. Quindi con le scuole chiuse, i lavoratori in ferie, e gli autisti rilassati (dopati?).
Le prime avvisaglie dell’orrore che sarebbe seguito cominciarono a manifestatarsi un paio di settimane fa.
Gli autobus mantenevano la loro puntualità ; solo, di tanto in tanto -in maniera apparentemente casuale- alcune corse semplicemente sparivano nel nulla; ma in fondo bastava attendere qualche minuto di più per prendere il bus successivo.
Poi sono iniziate le scuole; frotte di ragazzini/e nelle loro divise d’ordinanza verdemarrone o blugrigio che sciamavano per le strade, a piedi o sul bus o accompagnati in macchina da genitori nervosi e in ritardo.
Quindi la fine delle ferie.. ogni giorno centinaia -che dico, migliaia -decine di migliaia! di impiegati racchiusi tra le cuffie dei loro iPod salgono sull’autobus per tornare in ufficio..
Conseguenze:
-Puntualità ? L’orario degli autobus è stato ribattezzato dai dublinesi “the book of rumors”.
Esempio concreto? Ieri, giorno del Signore mercoledi 19 settembre 2007, ore 18:00, taglio la corda dall’ufficio e mi precipito alla fermata dove dovrei prendere il 150 che mi porta a casa. Ora, detta fermata è servita anche dai bus 56A, 77 e 151. Seguitemi attentamente. Ognuno di questi autobus, in quella fascia oraria parte ogni 10 minuti, con l’eccezione del 56A che parte ogni mezz’ora. Teoricamente quindi, avrei dovuto attendere massimo 10 minuti per prendere il 150, giusto? Ecco la cronistora degli autobus che mi sono visto passare davanti al naso:
- 77 (4′23”)
- 151 (7′03”)
- 151 again (12′44”)
- 56A (13′10”)
- 151 one more time (15′00”)
- 77 (16′51”)
- 150!! (19′12”)ah no -asp- caz- ah no è pieno, non si ferma.
..
…
…..
- 150! stavolta con posti dispobili!! (30′12”)
Problema: date le condizioni al contorno, calcolare la probabilità statistica di tale evento.
Ma lasciamo da parte i casi singoli e andiamo avanti con le considerazioni generali.
- Comodità ? Il posto a sedere ce l’hai solo se parti dal capolinea. Man mano che ci si allontana da questo, ad ogni fermata aumenta in proporzione esponenziale il numero dei passeggeri, e quindi la probabilità che dopo interminabili minuti di attesa sotto la pioggia, l’agognato mezzo ti sfrecci davanti al naso lasciandoti con la mano sospesa in aria nel patetico gesto della chiamata. Già , perché a differenza che da noi, qui è ancora in vigore la legge di impenetrabilità dei corpi: arrivati ad un certo grado di affollamento, gli autisti non si fanno più salire nessuno. Se sei fortunato e qualcuno scende proprio alla fermata dove stai aspettando, puoi provare a prendere il suo posto. Ciò richiede notevoli doti sia atletiche che tattico/strategiche. In primis bisogna pronosticare correttamente il punto in cui l’autobus si fermerà lungo i 15 metri a sua disposizione, e precipitarsi dentro prima che il signor autista abbia richiuso le portiere, altrimenti non c’è supplica o imprecazione che tenga, quel-che-è-fatto-è-fatto il bus riparte e tu torni ad aspettare. Una volta conquistato il gradino, inserire le 12 monete nell’apposita fessura o obliterare il biglietto presuppongono il restare in equilibrio mentre il signor autista si destreggia nella coda al semaforo, mantenendo nel contempo l’ombrello in una mano, le buste della spesa nell’altra e il portafoglio in bocca. Terminata l’operazione si è tentati di riprendere fiato e crogiolarsi nel compiacimento dell’aver finalmente preso la via di casa; ciò è impedito dal signor autista che ci invita cortesemente a spostarci verso il fondo, o al piano superiore -se si tratta di un double decker.
Sicuramente dal piano alto si gode di un migliore panorama, tuttavia salire (e soprattutto scendere) i ripidi gradini con l’assetto ombrello/spesa ecc. di cui sopra, tantopiù nel continuo accelerainchioda del signor autista, è impresa ad alto tasso di adrenalina. Inoltre pare che i non sempre piacevoli afrori umani, come l’aria calda, tendano a dirigersi verso l’alto.
Ma in un modo o nell’altro bisogna obbedire al signor autista e spostarsi; si rimbalza quindi tra corpo e corpo, fino a riuscire perlomeno a puntellarsi contro un qualsiasi tipo di supporto fisso.
L’agnognata discesa dal carnaio è l’ultima ma non meno delicata fase del processo. Prima di tutto si deve scrutare al di là della massa umana per identificare l’avvicinarsi della meta; un’accurata conoscenza dell’esatto numero di fermate eviterà poi di commettere l’imperdonabile errore di prenotare la fermata -o avvicinarsi alle porte- prima del tempo, con conseguente rampogna da parte del signor autista.
Che, prima di scendere, non dobbiamo dimenticare di ringraziare.
No commentstales from the weekend
Venerdi sera la ciurmaglia italiana uscita dall’ufficio parte per quella che il buon Cozzy ha definito “Marcia su Dublino”; dirigiamo quindi intrepidi verso il centro alla ricerca di una pinta ristoratrice. Prima tappa, il Bank on College Green, un pub molto stiloso, a tal punto da essere stato nominato (giudicato? votato? aver comprato il titolo di?) “Pub of the year 2007″. E a tal punto da essere pieno; quindi il tempo di entrare, fare il giro ammirando ipavimentidimarmoglistucchieiputtinidorati e uscire. Seconda tappa, il pub immediatamente successivo non meglio identificato, nel vicolo affianco e non-vincitore-di-alcun-premio; però ci sono un paio di tavoli liberi, e la tv sintonizzata sui mondiali di rugby.
Ordino l’inevitabile Guinness con un vago senso di colpa per non essere per le strade a godere della Culture Night, seconda edizione della notte bianca dublinese, con musei e gallerie d’arte aperte, concerti e innumerevoli altri eventi culturalmente pregni, dalle 17:00 fino alle prime luci dell’alba (cioè fino alle 22:00, con specifica però che alcuni museigallerieecc.. potrebbero chiudere prima di questo orario indecente).
Dalla Guinness si passa alla seconda Guinness e poi visto che ci siamo allo stufato di manzo alla Guinness, anche perché è un piacere vedere il Sudafrica piallare l’Inghilterra (risultato finale 36-0) tra l’entusiasmo degli avventori locali. Nel frattempo il tavolo vicino al nostro è stato occupato da un gruppo di (ultra-)ottuagenari in tenute improbabili: giacche verde pisello/blu elettrico per gli uomini, capello cotonatissimo e kili di gioielli per le signore. Dopo qualche drink per carburare, e dopo che un paio di loro si erano già appisolati sulla sedia, una delle suddette signore si gira verso il nostro tavolo e, indicando la tv, ci chiede di che sport si tratti. Con un sorriso amichevole spieghiamo che trattasi di r-u-g-b-y. Ah, replica candidamente la signora, pensavo fosse calcio.
Già , si riconosce dal pallone ovale e dal fatto che si gioca con le mani.
Una volta rotto il ghiaccio, la nostra gentile vicina di tavolo torna più volte a interrogarci su altri aspetti di questo bizzarro sport europeo, tipo “quanti minuti dura ogni quarto?” o che squadra sia l’RSA; concludendo in bellezza chiedendoci se siamo irlandesi (accento italiano=accento irish english?) e perché allora stiamo tifando per l’Irlanda (in una partita Sudafrica-Inghilterra).
Ma si sa, per gli Americani noi Europei siamo un’unica eccentrica e pitoresca popolazione.
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Sabato ci ha regalato una stupenda giornata di sole, una delle pooooochissiiimeee da quando sono qui. Ne abbiamo approfittato per una corsa nel parco vicino casa, e un sano relax sul prato ad assorbire i raggi del sole per futura memoria. Dopodiché, a Temple Bar per il consueto “Fashion Market” del sabato; a dispetto del nome, si tratta di un mercatino di gastronomia. Appuntamento fisso il sushi fresco mangiato in piedi, e l’ottimo -ed economico- cibo vegetariano preparato dalla coppia di Hare Krishna.. samosa, spicy kofta e king kofta, e per mandar giù una bottiglietta di succo di mela fresco.
Per digerire scegliamo la passeggiata sui docks, dove vecchi magazzini si alternano ai nuovi e uffici in vetro e acciaio.
Sulla sponda nord troviamo a sorpresa un camion attrezzato a palco, sul quale un quartetto di rockettari ultraquarantenni suona con maestria i classici del rock anni ‘70.. Stones, Lynyrd Skynyrd, con qualche puntata fino ai R.E.M…

Qualche acciacco dovuto all’età -il batterista ha solo due denti e un ventilatore puntato sulle ascelle-

ma a parte questo il gruppo ROCKA!!
Il pubblico apprezza.. incluso un gruppo di operai al lavoro sulla Liffey, che passando sul loro battello davanti al concerto improvvisano un balletto.. e questo, come si dice da queste parti, makes my day…

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Domenica

..reso l’idea?..
No commentschant and be happy

Sabato 1 settembre,
St. Stephen’s Green si colora di zafferano all’arrivo del carro devozionale degli Hare Krishna, che celebrano la festività del Rathayatra. Devoti e hippies post litteram cantano senza sosta il Maha Mantra, in un eterno sorriso sospeso tra una beatitudine tentatrice ed una inquietante ebetudine.
Frotte di bambini con la fronte segnata di fine terra del Gange raccolgono fiori sotto il palco, arrivando persino a disturbare “sua santità ” Indradyumna Swami (nato Brain Tibbits - Californiano). Sembrerebbe che i suoi -più volte proclamati- 40 anni di studio del bhakti yoga non gli abbiano conferito l’imperturbabilità .


Oltre la parentesi di filosofia spicciola (”il corpo è l’automobile, mentre l’anima è il guidatore” ed altre simili perle di saggezza), il pomeriggio trascorre tra danze, recite di storia religiosa, dimostrazioni di posizioni yoga ed arti marziali, il tutto accompagnato dal prasadam, il cibo vegetariano offerto prima alla divinità e poi agli ospiti.






I quattro principi regolativi degli HK sono
1- non mangiare carne, pesce o uova
2- non praticare sesso al di fuori del matrimonio
3- non giocare d’azzardo
4- non assumere sostanze intossicanti
Temo di non aver imparato molto da questa giornata.
Tornato a casa, ho messo in forno una pizza al salame, e l’ho accompagnata con una lattina di birra.
Povero me.
art in the park
Stamattina il clima pareva particolarmente inclemente, con 13 gradi scarsi e il vento umido che pentrava attraverso l’insufficiente pile. Ma restistere alla tentazione di tornare a rintanarsi in casa ha pagato, e all’uscita dalla consueta visita ad Eason, ecco che inaspettatamente il sole torna a farsi vedere per le strade di Dublino.

Nulla di meglio quindi che dirigersi verso St. Stephen’s Green, dove questa domenica le arti visive regnano sovrane.
Su due lati della cancellata, pittori locali espongono (e riescono persino a vendere) le loro opere.

All’interno del giardino, esposizione di (belle!) foto naturalistiche.

quindi che dire.. occhio!

pagine, e un incontro
Oggi la Signora Moglie è ripartita per le italiche sponde, e pertanto la temporanea tregua metereologica iniziata una settimana fa è stata bruscamente interrotta dalla ripresa delle ostilità . Ad ogni giorno che passa aumenta il computo di questa estate come “la peggiore da X anni”. Due settimane dopo il mio arrivo a Dublino, X era pari a 50; oggi in una conversazione da fila al check-in si è arrivati a X=100. Non c’è che dire, un gran cu/o.
Il volo partiva alle 12:35 (+ il consueto ritardo Ryanair), e alle 16:00 avevo appuntamento per la prima uscita tra Italiani, quindi per ammazzare il tempo al riparo da Giove Pluvio mi sono rintanato nella libreria/edicola/cartoleria/cd&dvderia Eason, una di quelle fantastiche invenzioni che fanno grande una grande città . Al piano terra, due luuuunghi corridoi per un totale di quattro luuuunghe file di espositori colmi di giornalirivistemagazinetabloidfumettisettimanalialbi leggibili totalmente a sbafo.
L’appuntamento fisso ce l’ho con tutte le riviste di fotografia e National Geographic, seguite da arte/grafica, videogiochi (per motivi puramente professionali), un’eventuale occhiata a L’Espresso per ricordarmi perché sono emigrato. Segue un’escursione nei territori inesplorati: ho scoperto finora che esistono almeno 3 riviste dedicate ai trattori, almeno una per ogni telefilm di fantascienza trasmesso negli ultimi 40 anni, e soprattutto la morbosa escalation
1 - True Detective

2 - Master Detective

3 - True Crime (è Veronica Lario?..)

4 - Murder Most Foul, che merita un ingrandimento:

Terminate le rivista, si passa ai libri. Essendo anche qui in vena esplorativa, mi sono addentrato nei meandri -che solitamente evito come le sabbie mobili- del settore Lifestyle & Personal Growth, dai cui scaffali echeggiavano esotici titoli come
Change your shoes, change your life
De-stress your life in seven easy steps
Last self-help book you’ll ever need
Letting go of your bananas
Maximize your brainpower - 1000 new ways to
“Normal” is only a setting on the dryer
Secrets of super achievers
Stop being so mean to yourself
Attirato più che altro da un posto libero sul divanetto, ho afferrato un volume del quale ho rimosso titolo ed autore, ma che prometteva in copertina di insegnare cose tipo imporrelavostravolontà suglialtriscopriresequalcunostamentendoaffinarelevostrepercezionicomandarelafollaleggerenelpensiero. Il libro era assolutamente insulso (esempio di leggere nel pensiero? “chiedete a un vostro amico di pensare ad un numero tra 1 e 4, e voi lo indovinerete! Dite ‘3′ e il vostro amico rimarrà di sasso! E’ stupefacente quante persone scelgano proprio questo numero, quindi avete ottime possibilità di indovinare”), almeno quanto era interessante il personaggio seduto al mio fianco.
Di età indecifrabile ma certamente veneranda, dall’epidermide simile a lucio cuoio e pelo albo, egli parea un di quei savi dell’India che dicesi usino dormir su letti irti di spilli e farsi seppellir ancor vivi e ancor vivi uscir da tale prematura tomba. Tale apparenza era vieppiù rafforzata dallo strumento di preghiera che a guisa di rosario snocciolava tra le dita ossute, al contempo emettendo curiosi borborigmi (mantra? o avemmarìe?) e segnandosi ripetutamente sul petto con le medesime ossute propaggini; mentre curioso contrappunto creavano i suoi occidentali ed invernali paludamenti, laddove i fachiri par che nulla o quasi pongano a coprir i magri corpi.
Orbene, codesto borbottar e snocciolar a lungo si protrasse; e continuò anche poscia che il tale, rizzatosi con lento e incerto movimento, recossi a prelevar dal ligneo à ndito un testo nomato “Ghosts” -di etterei ectoplasmi egli pur s’intende allora?
Ciò non fè che acuir lo mio interesse, e se l’occhio mio fingea fissarsi sulla pagina, realmente si tendea verso ‘l Maestro, qual già l’aveo tra me rinomato.
Trascorsi quel che mi parvero parecchi giri di clessidra, e commisurati girar di pagine colme di spettri, d’un tratto ecco che l’inclito capo a me si diresse, e la fonazione da guttaral si fece chiara e articolata; allorché il Vegliardo a me, si proprio a me si appellò: ‘Excuse me?’.
Ecco -è giunto il momento, mi dissi- il ciclo delle stelle e dei destini è ormai compiuto, ed il Discepolo ha da ultimo trovato il suo Maestro. Col guardo annebbiato e il capo preso in giri vorticosi, quasi presago delle inebrianti recondite sapienze che Colui mi avrebbe svelato, mi porsi ad ascoltarlo pronto a carpir ogni sua sillaba.
E quindi udii la sua voce, labile e sottil come serica bava, profferir ancor nell’anglico idioma la sua questione: ‘What time is it?’. Dieci minuti mancavan all’ora terza dopo il meriggio, e tosto glielo dissi. Sette minuti? chiese lui. No -non sette, bensì dieci- ribadii mentre mi arrovellavo ad indagar la cabbala del suo detto.
Mentre ancor su ciò mi interrogavo, di nuovo il macilento sollevamento si produsse, e il Savio, in cagionevole equilibrio sulle smagre leve, si mosse dal sito in cui eravamo.
Lento era l’incedere, eppur d’un tratto Egli più non era, svanito come vacua ombra entro la notte.
A sunny day in the park
Giove pluvio sembra essersi preso una vacanza oggi; dublinesi e turisti ne approfittano per godersi una tranquilla domenica a spasso per il centro.
A St. Stephen’s Green si suona musica tradizionale, e si balla sul prato.
A quanto pare la musica concilia il sonno di giovani e meno giovani.
Pochi passi più in là , a Grafton Street ci si diletta con altri tipi di danza..
No commentsFootball time
Il Sunderland AFC, squadra di calcio inglese capitanata dalla leggenda del calcio irlandese Roy Keane, ha affrontato oggi la prima delle tre amichevoli sul suolo irlandese. Un gruppo di tifosi dei Black Cats, riuniti davanti all’Oval di Middle Abbey Street, festeggiano la vittoria per 1-0 sul Bohemian di Dublino, con contestuale partecipazione del pubblico passante.
No comments19lug07 - IMMA
Lunga passeggiata dopolavorativa fino all’Irish Museum of Modern Art approfittando del fatto che nei giovedi di Luglio e Agosto la chiusura è posticipata alle 20; obiettivo la stupenda mostra temporanea di Lucien Freud, 50 dipinti e 20 tra disegni e acqueforti.

Il museo è stato istituito nel 1990 (e aperto l’anno seguente) nei locali del Royal Hospital Kilmainham, elegante edificio i cui colonnati si sviluppano attorno ad una vasta corte centrale, creato nel XVII secolo come ospizio per veterani e militari in pensione sulla scorta de Les Invalides di Parigi.
Il contrasto tra il barocco giardino formale e l’adiacente zona di nuova espansione edilizia, irta di gru, condensa in un colpo d’occhio la temperie di questa città unica.
No commentsMr. Mojo Risin’
Oggi gitarella insieme a due connazionali all’ufficio consolare per sbrigare le ultime (?) pratiche burocratiche; una salutare boccata d’italianità con la fila per entrare, la fila allo sportello, il carabiniere che ci prova con le ragazze in fila, e che rimarca la superiorità degli Italiani nei confronti degli Irlandesi i quali a suo dire sono un po’ troppo “schemastici”.
Ma il vero clou è la corsa d’andata in taxi, grazie ad uno di quei cab drivers che, qualora si arrivi a destinazione illesi, regalano un esperienza memorabile.
Stile di guida a toccare l’asfalto con le orecchie; si accende la sigaretta senza neanche accennare a preoccuparsi se la cosa possa darci fastidio.
Si va dai commenti sulle donzelle avvistate durante il tragitto
-look at the tits on that! you do it for me baby all the time!!
-sheee’s ready for action!!
a un’inedita rivisitazione di Stevie Wonder
-isn’t she loooo-vely, isn’t she fuuuckin’ marvellous..
alla manovra suicida per affiancarsi ad uno sventurato automobilista che evidentemente procedeva troppo lentamente, per chiedergli dal finestrino “Nice weather today, isn’t it?”
al commento sarcastico sull’auto con targa inglese, o meglio sul britannico conducente, anch’egli insufficientemente ardito al volante - “different breed!” - a ribadire l’incolmabile distanza dalla perfida Albione
all’espressivo palesamento della propria insoddisfazione nei confronti del chiacchiericcio diffuso dall’autoradio
-Blah blah blah fuckin’ blah, gimme some DOORS!!
Pigia così il play sul lettore cd, e mentre sfrecciamo su Northumberland Road all’avvistamento dell’italico tricolore che marcherà il traguardo di questa folle corsa, la sua voce si mescola a quella di Jim Morrison in un surreale duetto.
Drive thru your suburbs
Into your blues, into your blues, yeah…